"IL PRIMO OCCIDENTALE CAMPIONE DEL MONDO DI JUDO" di Simone Caruso



Siamo nei primi anni del secolo breve, il vecchio ottocento è stato spazzato via da un’onda di entusiasmo e dalla intraprendenza di una nuova generazioni di pionieri del sapere, stavolta assetati di progresso ed a caccia di nuove scoperte scientifiche piuttosto che di nuove terre da scoprire.

Un secolo di promesse, di novità, di aspettative futuristiche e di speranze ha appena visto la luce, ma allora come prima nel passato e poi ancora nel futuro fino ai giorni nostri, i gusti della gente restano sempre gli stessi.

Le folle si riuniscono per vedere gli uomini lottare, giganti che si misurano su un quadrato e al centro di un’arena, tra centinaia, a volte migliaia di spettatori entusiasti e carichi di frenetica eccitazione.

Il mondo però non è piccolo come oggi, oriente ed occidente sono separati da chilometri di steppa gelata ed arida, il continente americano, all’epoca ancora una terra giovane e ricca di opportunità, si può raggiungere solo solcando i marosi oceanici.

In questo contesto, la sfida dell’uomo contro il suo simile che arriva da lontano, assume allora il gusto esotico ed il carattere misterioso della battaglia tra universi quasi del tutto estranei e da molti concepiti come in rigida contrapposizione.

Sono gli anni dei primi incontri interstile, agoni in cui gli uomini si battono anche per l'orgoglio di dimostrare la superiorità della propria tradizione marziale.

Non esiste teatro migliore, per manifestazioni di questo tipo, della "nuova" America, dove confluiscono genti da ogni parte del globo, per la cultura, per il commercio, ma anche per la gloria dell'arena.

Con queste premesse Adolph Ernst, meglio noto come Ad Santel, lottatore originario della Germania e trapiantato in California, affronta Tokugoro Ito, 5° dan del Kodokan Judo ed allievo diretto di Jigoro Kano, uno di quelli scelti dal Sensei tra i migliori della scuola per viaggiare in giro per il mondo a professare la validità del neonato stile nipponico. 

Quando però il tedesco solleva il suo rivale scaraventandolo al suolo con un fragoroso slam che gli impedisce di continuare la lotta, accade una cosa del tutto inaspettata.

Forse per lanciare una sfida, forse per fare quello che oggi verrebbe definito “trash-talking” o probabilmente solo per accrescere la propria popolarità e far lievitare il prezzo delle sue borse future, fatto sta che Ad Santel non esita ad autoproclamarsi lì per lì, su due piedi e con fare irriverente, campione del mondo di Judo.

Il dado è tratto. 
Ora sta ai samurai riscattare la cocente sconfitta.

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